Il viaggio nella luce (a P.)

Oggi è l’ultima notte di vita di un amico. Sono sdraiata vicino al telefono, e i frammenti di tempo che per me sono istanti tra gli altri, sono per lui gli ultimi istanti di questo passaggio terreno.

Sono stata via tutto il giorno, sono stata al mare. Il mare fuori stagione mi pareva un buon modo per stare con i suoi ricordi. Ho portato con me le sue poesie, ho fatto in modo di essere lontano dal mondo distratto, che rincorre sempre qualcosa, come se in fondo la corsa non ci fosse lo stesso finale per tutti.

Ho riletto le poesie che ha pubblicato un anno fa, e allora non me ne ero accorta: ma era già molto tempo che il mio amico si stava coagulando intorno all’anima, che stava lasciando il corpo. Che aveva ritirato tutta la vita dentro.

Il pensiero è andato allora alla sua vita, e ho pensato che ne ha fatto buon uso. Non solo perché è diventato un grande poeta, ma perché è riuscito davvero ad andare oltre il dolore, ad accoglierlo e a superarlo al punto di non permettere a nessuna rabbia di scomporgli la calma e la dolcezza del viso. Non l’ho mai visto affannarsi per qualche riconoscimento. Arrivava tutto perché non aspettava niente.

La prova che ha dovuto affrontare non è stata semplice: un incidente all’età di 16 anni lo aveva lasciato paralizzato all’80 per cento. E lui ha amato la vita totalmente con il 20 per cento che gli restava, con il cento per cento dell’anima. Un giorno, ricordo, eravamo tutti e due alla fine di un amore, avevo steso la mia irrequietezza accanto alla sua calma: ‘devi farti minerale’, mi ha detto con la sicurezza di chi aveva attraversato mari in tempesta.

Forse la missione della sua anima era già compiuta: si era data un compito difficile e l’ha superato, per questo ora ritorna a casa. E forse dovremo far festa. Non dovrei essere triste stasera, dovrei invece sapere che saremo solo per un po’ a un diverso stato di condensazione, ma le persone che si sono volute bene si ritrovano, sempre.

A tratti, mentre mi ascolto dentro, sento già la sua anima libera dal corpo, far capolino nel mio cuore.

 

Published by

Giulia

La mia più grande fortuna è stata quella di non realizzare i sogni che avevo da bambina, in un piccolo paese del Friuli: la vita ha avuto più fantasia di me. Non avrei mai pensato di studiare letteratura, poesia, teatro a Padova, Parigi, Pavia e poi di viverle con i protagonisti. La scrittura era una passione segreta ed è diventata il mio lavoro, negli ultimi undici anni per i periodici Rizzoli. Da dieci mi occupo anche di comunicazione per il teatro. Mi si trova spesso con la valigia in mano e tappetino da yoga sotto braccio: mete preferite Sud America, Africa, Sud Est asiatico dove faccio reportage sociali. Ultimamente anche in India, dove ho trovato uno dei luoghi che chiamo casa. Case sono per me posti in cui l'anima respira: tra questi ci sono sempre le mie Dolomiti, certi colli dell'Umbria e il mio divano a Milano.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.