Niente in te deve dire ‘Io’

 Alla fine della pratica di yoga, l’altra sera, stavo ricapitolando nella mente se tutto era stato detto, se tutto quello che si doveva fare era stato fatto. Ero un po’ stanca, l’inizio di questa stagione mi coglie già un po’ di corsa. Tra tante cose insieme da far partire, da far proseguire. E il libro da far vivere. Intorno a me gli allievi, i vicini di casa con cui sto sperimentando questo nuovo lato della vita, stavano ritirando le loro cose, si preparavano ad uscire, a cenare. Avevamo fatto un po’ tardi.

All’improvviso fermo lo sguardo su una ragazza che arrotola con cura il tappetino. “L’hai comprato, è nuovo?”, le chiedo. “Sì”, risponde lei: “L’ho messo nella lista dei regali e finalmente è arrivato“. Come fa a volte la stanchezza, che toglie tutti i filtri e fa la giusta azione di pulizia di quanto in te ancora resisteva, si tendeva, cercava di controllare la vita, ho sentito salire alla gola un’onda di commozione. L’idea che qualcuno avesse dato tanta cura a quell’ora mi ha dato molto da pensare su quella che debba essere la mia presenza, la qualità del mio impegno.

Innanzi tutto ho pensato proprio alla furia, alla tensione con cui mi sono buttata in questo settembre, che non è l’atteggiamento giusto. Perché mette me in primo piano, perché penso di essere veramente io a correre da una cosa all’altra, mentre noi dobbiamo solo dare la disponibilità della nostra volontà, e poi scomparire, diventare permeabili, essere leggeri come un tulle, far passare la luce. Ho pensato che questo è il grande cambio che deve intervenire ad un certo punto della vita, quando dai il tuo assenso a condividere il bene che hai trovato: non è tuo quell’amore, non sei tu che ami, stai solo espandendo un amore più grande che passa anche attraverso di te, e nulla dovrebbe venire prima, occupare la mente.

Nei primi passi del cammino lo stesso sforzo che attira a terra deve essere utilizzato per andare in direzione opposta, verso la luce. Altrimenti ogni tentazione ti farebbe riprecipitare nelle vecchie abitudini di dolore, di felicità comoda, non alta. Ma quando si sia creata un po’ di distanza da quel punto di gravità, allora non è più lo sforzo a farti procedere: è un’ascesa che avviene da sé, se riesci a scaricare zavorra dal tuo volo. E la zavorra è proprio tutto quello che in te dice Io, e che genera desideri, paure, attaccamenti. Ovvero che non si fida che l’azione giusta accada quando tutto quello che le impediva di venire a galla semplicemente si sciolga, si rilassi.

Che a un certo punto tutto quello che devi fare è farti da parte, sentire che ami attraverso l’amore, che perdoni ma non sei tu a farlo, che stai solo lasciando che l’ordine naturale delle cose si ristabilisca; che irradi luce, ma non è tua, ha solo trovato abbastanza spazio in te per passare. E io invece mi ero terribilmente tesa, mi sono trovata a cercare quello che avevo da dire nella mente, a pensare cosa fosse meglio fare. E ora vedo che ogni volta che l’armonia non è piena, arriva il messaggio affinché tutto possa di nuovo essere intonato alla sinfonia dell’universo. Di questo ringrazio.

Oggi finalmente non ho più avuto la pretesa di infilare nel giorno molte più cose di quelle che umanamente ci possono stare, e quello che ho fatto l’ho fatto con pace, con fiducia. E so che questa pace sa pure dilatare il tempo, fare di ogni momento un pezzo di vita pieno. Un passo vero del cammino.

 

 

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Giulia

La mia più grande fortuna è stata quella di non realizzare i sogni che avevo da bambina, in un piccolo paese del Friuli: la vita ha avuto più fantasia di me. Non avrei mai pensato di studiare letteratura, poesia, teatro a Padova, Parigi, Pavia e poi di viverle con i protagonisti. La scrittura era una passione segreta ed è diventata il mio lavoro, negli ultimi undici anni per i periodici Rizzoli. Da dieci mi occupo anche di comunicazione per il teatro. Mi si trova spesso con la valigia in mano e tappetino da yoga sotto braccio: mete preferite Sud America, Africa, Sud Est asiatico dove faccio reportage sociali. Ultimamente anche in India, dove ho trovato uno dei luoghi che chiamo casa. Case sono per me posti in cui l'anima respira: tra questi ci sono sempre le mie Dolomiti, certi colli dell'Umbria e il mio divano a Milano.

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