sensibilità interiori

Io e Romeo

In questi giorni di estrema calura mi capita di sentire le dita con cui la realtà punge i luoghi fragili del mondo. Mi metto nel punto di vista sfinito di un anziano che sente svaporare la chiarezza dei pensieri, sento il cielo senza ombre sotto il pelo folto di un animale, mi rattrappisco nella sete di un albero.

E poi vado oltre, in altri punti sofferti e vicini. Affronto una curva con lo sguardo presbite di mio padre che si sente sempre vicino all’urto, alla possibilità del precipizio finale. Sto dentro la solitudine di un cane amato che vede allontanarsi il padrone. Resisto nell’arsura del noce che dà ombra alla casa e difende le proprie parti vive, sacrificando precocemente le foglie.

Proseguo in terre lontane dai nostri lamenti, dove ci sono persone che muoiono per questa combustione della Terra. Poi, quando il male travalica e non lo contengo più: lo raccolgo tutto, lo consegno in mani alte, dove ogni cosa ha un senso. E solo così posso respirare. Rinfrescarmi.

 

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Giulia

La mia più grande fortuna è stata quella di non realizzare i sogni che avevo da bambina, in un piccolo paese del Friuli: la vita ha avuto più fantasia di me. Non avrei mai pensato di studiare letteratura, poesia, teatro a Padova, Parigi, Pavia e poi di viverle con i protagonisti. La scrittura era una passione segreta ed è diventata il mio lavoro, negli ultimi undici anni per i periodici Rizzoli. Da dieci mi occupo anche di comunicazione per il teatro. Mi si trova spesso con la valigia in mano e tappetino da yoga sotto braccio: mete preferite Sud America, Africa, Sud Est asiatico dove faccio reportage sociali. Ultimamente anche in India, dove ho trovato uno dei luoghi che chiamo casa. Case sono per me posti in cui l'anima respira: tra questi ci sono sempre le mie Dolomiti, certi colli dell'Umbria e il mio divano a Milano.

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