Come un prato di fiori selvatici. Solstizio d’estate.

Convivenze strette con la natura, le albe e i tramonti. E il profumo delle ginestre.

C’è stato un momento speciale oggi. Mentre apparecchiavo il tavolo sotto il ramo della grande quercia, disponevo i colori dentro le strisce di luce che disegnava il sole tra le foglie e le farfalle tagliavano l’aria come fiori volanti: ho sentito traboccare la pace. Ho sentito che quello c’era dentro di me era sintonizzato con quello che c’era fuori di me.

Sono venuta qui, nella capanna nel bosco, in mezzo ai colli santi dell’Umbria, qualche giorno fa. Non perché fossi in fuga da qualcosa, non perché fosse tempo di vacanza: sono venuta perché qualsiasi cosa io debba fare o debba diventare ora, può solo nascere da questa pace.

Quando sono lontana dalla natura non ricordo mai quanto mi manchi, quanto sia pericolosa l’attitudine umana di adattarsi a tutto, fino a devitalizzarsi. E allora in questi giorni vedo il mio corpo dissetarsi di cielo, di vento, di prato. Respirare profondamente il giallo delle ginestre.

Le ginestre con lo sfondo del monte Subasio

Ho abitato per tanti mesi, e per quasi metà della vita, forme tese e coraggiose di me. Ho spinto, ho forzato, sono stata più volte vicina a spezzarmi, e non ho nessun rimpianto per averlo fatto, era cosa mia e andava attraversata, ma ora è tempo di cambiare stagione.

E’ successo non molto tempo fa: ero lontana, succedevano cose per cui avrei dovuto ancora forzare, tendere, e semplicemente non l’ho fatto. Non ho spinto: ho fatto spazio. Credo di avere anche compreso che tutto quel mio tendere fosse paura che le cose uscissero dal mio controllo, che non avessero più forme che riconoscevo.

Ma ad un certo punto non ce l’avevo più fatta: per stanchezza, per la noia di una scena sempre uguale, ero indietreggiata, volevo vedere la soluzione che avrebbe trovato la vita se io non avessi fatto nulla. E lì è successa una cosa nuova: ho sentito qualcosa che scendeva e mi sollevava. Che al di là delle mie forze, c’era un disegno più grande, un movimento del cosmo che muoveva anche me. I mistici chiamano questa la Grazia, credo.

Il sole cala sui colli di Assisi coperti di ginestre

Ecco, allora sono qui, in questo paesaggio di fiori e silenzio, per muovermi con grazia, con la Grazia. Sono qui per diventare un prato selvatico: per camminare scalza, per attraversare notti di lucciole e grilli, per far fiorire solo i semi spontanei che ci sono dentro di me. Quelli che naturalmente vogliono sbocciare se io non forzo.

Non ho fatto altro fino ad ora che potare frasche per diventare un canale più limpido, ora so che era questo il senso di tutta la sofferenza passata. Non ho fatto altro che cercare di ritornare al centro con i pensieri, ogni volta che sbrodolavo in idee non mie su cosa dovesse essere la mia vita. Ora so che è stato questo seguirmi sempre quello che io chiamo il coraggio.

Ma adesso pensare non mi può più aiutare: sarebbe porre confini alla fantasia del creato. Adesso bisogna solo sorgere e tramontare ogni giorno, bisogna sorprendersi, meravigliarsi, vivere una storia di cui non so il finale. Allora ci sarà aria abbastanza, abbastanza terra e sole, perché quei fiori sboccino. Perché si compia davvero il miracolo che è una vita. La mia storia che nessuno ha mai scritto prima.

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Giulia

La mia più grande fortuna è stata quella di non realizzare i sogni che avevo da bambina, in un piccolo paese del Friuli: la vita ha avuto più fantasia di me. Non avrei mai pensato di studiare letteratura, poesia, teatro a Padova, Parigi, Pavia e poi di viverle con i protagonisti. La scrittura era una passione segreta ed è diventata il mio lavoro, negli ultimi undici anni per i periodici Rizzoli. Da dieci mi occupo anche di comunicazione per il teatro. Mi si trova spesso con la valigia in mano e tappetino da yoga sotto braccio: mete preferite Sud America, Africa, Sud Est asiatico dove faccio reportage sociali. Ultimamente anche in India, dove ho trovato uno dei luoghi che chiamo casa. Case sono per me posti in cui l'anima respira: tra questi ci sono sempre le mie Dolomiti, certi colli dell'Umbria e il mio divano a Milano.

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