Prove di perdono

Qualsiasi sia il torto, bisogna perdonare

(Bhagavad Gita)

Ogni tanto penso ad una persona. Anche quando sono su Facebook e vedo il pallino acceso. E per motivi di comunicazione eterica, ovviamente anche questa persona mi pensa e talvolta si spinge fino a mandarmi qualche segno via messaggio. A cui io taccio. Poi rispondo. Segue il silenzio. Poi una risposta.
Il silenzio è stato una necessità perché c’era un’arrabbiatura da far venire tutta a galla. Ovvero, la solita scaletta quando qualcuno esce dalla nostra vita: dolore, rabbia, perdono, amore più alto e gratitudine, e allora si è veramente di nuovo liberi di fare il tifo uno per l’altro, e si vedono completamente le ragioni per cui ci si è incontrati, quali parti si specchiavano e si potevano guarire insieme (è un’opportunità che non sempre siamo in grado di cogliere).
Ma la scala è da fare tutta, gradino per gradino. E così l’altra sera ho trovato chiamate e qualche “I’m sorry” da questa persona che mi hanno fatto andare a dormire inquieta. Ho pensato di là ad un’anima in pena e ai grandi doni che in ogni caso io avevo avuto attraversando una disarmonia che era soprattutto in me, grazie alla nostra conoscenza.
Ho immaginato il teatrino delle anime, prima di scendere quaggiù. L’anima, che sa quali sono le cose in cui dovrà crescere durante la vita, a un certo punto fa un appello: chi è disposto a farmi del male per insegnarmi questo? L’anima che si presta a farlo sa che a sua volta la sua storia deve passare attraverso questa rottura, per altre ragioni, però ln qualche modo è persino più generosa di quelle che invece si avvicinano sapendo che saranno solo amate. Ha la generosità di aiutarci anche al prezzo poi di prendersi la nostra rabbia, il rifiuto.
Per questo, per toglierle questo peso, è dovuto in ogni caso il perdono, che ristabilisce i pesi, che slaccia i tributi che ci si doveva reciprocamente. Sì, qualsiasi sia stato il torto, come si legge nella Bhagavad Gita. E solo così un’esperienza si può dire completamente attraversata, e non servirà più ripeterla.
E le due anime saranno libere davvero di amarsi, in questa o in altre vite.

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Giulia

La mia più grande fortuna è stata quella di non realizzare i sogni che avevo da bambina, in un piccolo paese del Friuli: la vita ha avuto più fantasia di me. Non avrei mai pensato di studiare letteratura, poesia, teatro a Padova, Parigi, Pavia e poi di viverle con i protagonisti. La scrittura era una passione segreta ed è diventata il mio lavoro, negli ultimi undici anni per i periodici Rizzoli. Da dieci mi occupo anche di comunicazione per il teatro. Mi si trova spesso con la valigia in mano e tappetino da yoga sotto braccio: mete preferite Sud America, Africa, Sud Est asiatico dove faccio reportage sociali. Ultimamente anche in India, dove ho trovato uno dei luoghi che chiamo casa. Case sono per me posti in cui l'anima respira: tra questi ci sono sempre le mie Dolomiti, certi colli dell'Umbria e il mio divano a Milano.

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