I cani di Auroville e l’eccidio di bambini in Siria

Succedono di quelle cose nel mondo che verrebbe solo la tentazione del silenzio. Di cedere all’impotenza.
Ieri ho trovato finalmente una casa vera in India, finora tutto è andato in direzione contraria ai programmi, per quanto arrivino sempre molti doni inattesi in questa terra.
Ero felice di sistemarmi, ma quando stavo portando le mie cose qui, in questo spazio di tende sottili e vento, l’armonia è stata rotta da un pianto: dentro una buca c’erano cinque cani neonati, abbandonati dalla madre, uno dei tantissimi cani di strada indiani, che non poteva nutrire né sé né loro. Due erano già morti, tre pigolavano disperati. Nessuno della casa lo aveva considerato un aspetto della realtà a cui dare la minima importanza. Avevano la bocca spalancata, c’erano 42 gradi, erano completamente disidratati. Ho cercato di fare entrare dai musetti un po’ d’acqua. Le mani mi tremavano e non riuscivo a non piangere.
Ero davanti a un simbolo del male incurabile del mondo. Sapevo che comunque avrei solo potuto allungare loro la vita di qualche minuto, non avevo nulla per dare loro una possibile sopravvivenza. E quando questo accade, quando mi trovo faccia a faccia con il Male, il Dolore: quando arrivano notizie come quelle di ieri dalla Siria, mi sento così piccola, così immeritatamente privilegiata, così disarmata per una più equa distribuzione della felicità. Allora devo un attimo ritirarmi, stare in un silenzio con porte aperte solo sul dentro.
Quello che ho sentito una volta di più è che cadere nello stesso buco del male per curare il male, sarebbe come tendere la mano a qualcuno che scivola senza avere una stabilità a cui portare quelli a cui diamo aiuto. Che il primo lavoro di pace quotidiana che ciascuno può fare e’ quello di risvegliare e consolidare una fortezza di luce dentro di sé e poi da lì irradiarla al mondo. Può essere un sorso d’acqua. Può essere un esempio di vita. Può essere un momento della propria giornata donata ad un altro che ha bisogno di ascolto.
Da soli contro tutto il male del mondo non ce la possiamo fare: possiamo però costruire piccoli pezzi di luce, in tanti. Affinché un futuro di bene sia innalzato su fondamenta che tengono. E il resto del dolore che non comprendiamo, dobbiamo fidarci che avrà anche questo un disegno in cielo.

Auroville, primo incontro

Presto racconterò meglio la vita in questa città utopia, quello che intanto comincio a capire, è che qui arrivi per migliorare ancora la capacità di abbandono. Tutto intorno sembra perfettamente regolato, al tempo stesso però non scegli mai: sei scelta dalle cose. L’esperienza che sei venuta a vivere la devi attendere, non la puoi imporre.
E allora ieri sera, dopo varie difficoltà e progetti che prendono sempre strade diverse da quelle in cui credevo di riposare, ho capito che la vita scorre continuamente su due livelli. Ce n’è uno profondo dove le cose hanno movimenti lenti e le circostanze svelano il loro significato a poco a poco, e c’è n’è uno velocissimo, che corre e muta continuamente nella superficie dove avvengono le cose.
Se resti in questo, sei destinata a sentirti sempre insicura, a combattere con la paura che le cose ti scappino di mano, di essere data in pasto all’ignoto. E ti tendi, ti arrabbi, perché il paesaggio è spesso diverso da quello che pensavi, da quello che credi potrebbe racchiudere la tua felicità. Cadi in ginocchio perché siano esauditi i tuoi desideri, non perché avvengano le cose giuste per te. E questo è un modo corretto di pregare.
Ma se ti tieni stretta invece al livello più profondo, hai fiducia piena che di ogni cosa ti arriverà il senso, la necessità, e non scappi più fuori di te con i pensieri: riesci a trovare un punto di vista equanime, paziente, verso ogni cosa arrivi.
Ieri sera, in un momento così, ho sentito che lì risiede il segreto in cui possiamo davvero essere in salvo ed avere energia per noi e anche per tutto quello che viene, per tutti quelli che potrebbero avere bisogno del nostro aiuto, senza finirla mai. Perché a quel livello la forza diventa amore, ed è la corrente stessa della vita, che attraversa ogni cosa, che ti connette a tutto ciò che è.
Su questa idea di Unione, di abbraccio materno della vita si fonda anche Auroville: ne ho fatto esperienza arretrando ancora un poco da me.