Almost ready

Ma in India hanno la lavatrice? La ragazza che mi sta dipingendo le unghie di turchese non vede molta logica in questo mio andare di là, dove il sole sorge. Le rispondo che volendo sì, si trova tutto, ma che io per un mese non avrò una lavatrice. E anche tante altre cose, ma ne avrò altre e vado lì per quelle.

Lei si stupisce mentre gliele racconto, ho una felicità convincente, e i pomelli delle guance le diventano rosa pupazzo prima di dire con tutto il fiato che ha nel petto di giovane donna del Sud: “Madooo, sapevo che dovevo fare un’altra vita!”. Mi chiede di prenderle un porta fortuna.

Io mi aggiro intanto per la casa con le unghie appiccicose che rendono ancora più evidente che mi muovo in modo circospetto, che non sono già più qui, in qualche modo. Conosco a memoria questi giorni che sono un’intercapedine tra mondi. Saluti gli amici, loro ti trattengono un poco come non ti dovessero più vedere, e ti chiedono se prima di decollare li richiami ancora, solo per non dire che dopo il silenzio sarà silenzio davvero.

Ogni partenza ha in fondo qualcosa di definitivo. Quando scegli cosa metti nella valigia, stai facendo un piccolo riassunto della tua vita, e quello che ti serve veramente a vivere è tutto lì. E quando tornerai non sarai tu a ritornare, ma ciò in cui il viaggio ti ha trasformato. Mi stupisco questa volta di avere una gioia calma. Oggi sono qualcuno a cui andrebbe bene tutto in ogni luogo. Ho scelto cosa portare via in meno di un’ora e se si fosse trattato di un viaggio di pochi giorni sarebbero state le stesse cose.

E in realtà non so davvero cosa mi aspetti, non ho preso molte decisioni oltre al biglietto e non ho molte certezze se non che l’India accade tra le righe, come dice un mio maestro: non in quello che succede quotidianamente, ma nel respiro, nelle lezioni profonde che sono contenute tra i fatti. Non conta quello che si dice, ma come le parole ti lavoreranno dentro.

So questo: sono stata richiamata in India a prendere una lezione che non conosco ma che è il momento giusto di ricevere. Quindi non devo fare progetti, devo solo aprire i ricettori.  E meno ho idee più sarò pronta ad accoglierne. Scrivo la lista delle ultime cose da fare fino a domattina, un bigliettino anche con un promemoria per darmi il benvenuto quando ritornerò: per ricordarmi questo momento preciso, in cui era ancora tutto a venire.