Il tempo del cuore

Questa notte ancora quei sogni tremendi di minacce. Minacce e furti nelle mie notti da un tempo ormai abbastanza lungo. Mi chiedo cosa significhino, quali siano le paure che stanno venendo a galla, quali parti di me si stiano trasformando.

La risposta forse mi è arrivata un po’ più tardi, in un momento in cui avevo lasciato un varco del cuore completamente aperto, e lì la vita, la verità hanno potuto respirare. Ho capito che devo fare un salto nel vuoto e sono spaventata, che la mia vita per come è stata finora non può proseguire. Ho fatto una vita muscolare. Di resistenza. Di sopravvivenza ad ogni sventura. Ho imparato tanta commozione, tanta compassione per tutti gli angoli del mondo in cui ho visto lo specchio derelitto di me, la parte di me abbandonata, affamata, affaticata.

Sì, l’ho vista negli occhi di tanti esseri umani bisognosi, e per come ho potuto li ho nutriti, aiutati, mi sono unita al loro pianto, ho indicato loro spiragli di luce da condividere per dirli così anche a me. Ma tutto questo non basta. Non basta più. Ora è urgente imparare l’arte del ricevere, sennò la Grazia non fluisce attraverso di me, e tutto questo spendermi diventa un nuovo atto di fatica, un’azione che fa riferimento solo alle mie forze, e non può funzionare. E’ presunzione, non è un vero dare. Se non sei davvero ancorata a qualcosa di più grande, da sola non ce la puoi fare: sei un guerriero, ma un guerriero terreno, e prima o poi cadi stremata a terra.

Ecco: sono caduta, sono stremata a terra. Anche se ogni giorno dico la felicità, anche se spingo in alto ogni dolore mio e di tutti, è altro quello che ora mi può davvero rinnovare. Quindi ho paura: perché dovrei appoggiarmi indietro e invece io continuo ad inchinarmi avanti a quello che vedo e conosco già. Mi inginocchio come una mendicante e non mi lascio accogliere.

Anche nel lavoro è così, a volte ho la sensazione di avere già occupato tutti i possibili angoli dove poteva entrare la mia fantasia, e il futuro mi pare troppo, troppo lungo. E allora mi rimprovero, mi dico che dovrei sforzarmi di più, che dovrei fare una vita come la fanno tanti che vanno in ufficio, crescono, fanno carriera, e non hanno questo travaglio senza feste che è la mia vita.

Poi però capisco che non c’è mai stata per me questa scelta, che ero messa in un’altra strada proprio per capire quello che devo comprendere ora, e che il vuoto di questo momento è in realtà il mio maestro: da qui dovrei trovare la forza per farmi abbracciare, per lasciarmi andare, non per resistere più. Per credere fino in fondo di essere una creatura del Cielo, lasciarmi nutrire, attraversare, farmi un vero canale, una vera figlia, e non fare sempre i compiti anche con Dio. Lui ora mi sta chiedendo altro, mi sta chiedendo quanta fiducia ho nel fatto che si prenderà sempre cura di me. Mi chiede di non riempire io quello spazio allora, di lasciar fare a Lui.

Questo: se voglio imparare a ricevere devo lasciare lo spazio. E non controllare più cosa sia di quella casella vuota e cosa debba entrare. Solo così arriva la grazia, così soltanto sei portata ad un piano più alto di luce.