Finalmente a casa.

Ho notato questo oggi, mentre passeggiavo: una volta, andando in giro, vedevo molte vite in cui mi sarebbe piaciuto entrare. Delle case in cui immaginavo avvenisse la felicità, degli angoli di pace e natura, dei frammenti di bellezza e forse di gioia. Quantificavo quanta strada mi mancasse per arrivare ad una meta così, e diventavo triste e mi sentivo sempre molto, molto lontana dalla felicità normale che mi pareva avessero tutti.

Oggi, invece, lungo il naviglio della Martesana – che è il mio rifugio in questa città -, vedevo ancora molte case che mi piacevano, vedevo tante possibilità di vita felice, facce con il sorriso e il cane che mi venivano incontro, ma non perdevo di vista la mia vita, e la trovavo ancora piena di senso, carica dei significati che dovevano rivelarsi a me, per procedere sulla mia strada, che non può assomigliare a quella di nessun altro, proprio perché è la mia.

E da quando è così, succede anche che sto bene in tante situazioni diverse, in tante case, senza più perdermi. Perciò ora mi pare persino un peccato andare via dalla città per quel viaggio deciso quando ero diversa da oggi, ma so che poi starò benissimo anche lì, o se fossi andata nella casetta dell’Umbria, oppure in Friuli dai miei genitori. Riesco a vedere bellezza e casa in tante situazioni diverse, vedo anzi così tante bellezze che vorrei avere tanta più vita per assaporarle tutte: ma in realtà, tutta questa bellezza, tutta questa casa credo di averle trovate dentro di me, perciò mi seguono in ogni luogo.