Una nuova finestra di verità

Ci sono stati tanti frammenti di luce, oggi. Tante piccole finestre aperte sull’anima delle cose. Devono essere questi risvegli già carichi di primavera, la mattina dorata che penetra dalle persiane chiuse, dalle palpebre chiuse anche, e mi fa entrare nel giorno così piena di commozione, piena di possibilità.

Delle volte mi pare che sia una gran fatica vivere, in quei momenti so che devo resistere, ma penso anche che ci sia da qualche altra parte qualcosa di più felice di questa resistenza e vorrei già essere lì. Altre volte invece sento che ogni cosa è valsa la pena, e che tutto è pieno di senso, e vorrei tanto portare un po’ di consolazione anche ad altre persone, farmi una grande cassa di risonanza della luce, restare ancorata al cielo e solo rendermi disponibile affinché un po’ di questa certezza possa filtrare attraverso di me.

E forse oggi sentivo tutto questo non solo perché è primavera, ma anche perché avevo finalmente tolto dal cammino un grande ingombro che lo ostruiva. Ieri ad un certo punto ho potuto vedere più a fondo di un’idea che avevo di me e ho potuto accedere ad un pezzo nuovo di verità. E’ accaduto dopo che una persona cara mi aveva chiesto qualcosa per l’ennesima volta sapendo quanto mi è difficile resistere alla tentazione di dare.

Ma al di sotto di questa idea di disponibilità e presenza per i bisogni dell’altro, o forse ancora di scambio tra il mio dare e l’essere amata, ho potuto vedere che più dentro si stava sollevando una grande tristezza. In quello stesso momento infatti io stessa avevo voglia di ricevere, e non solo di dare. Di ricevere un regalo bellissimo. Qualcosa di non guadagnato con la solita fatica, ma questo non lo avevo ancora mai detto né a me né a nessuno, e così il mio vivere e il relazionarsi degli altri era appoggiato solo su quell’altra idea che fino ad allora avevo potuto accogliere: sapevo dare e lo facevo benissimo. Ma si può continuare nell’errore solo fino ad un certo punto: poi l’anima dice basta. E l’anima ha detto basta.

Così mi sono ritrovata a raccontare esattamente quello che stavo provando, di dirlo all’altra persona, ma di dirlo anche all’universo e a me. E non mi stavo curando delle conseguenze, se avessi perso una vicinanza: la verità mi sembrava la cosa più bella e l’unica con cui potevo convivere in quel momento.

E credo faccia questo l’universo, quando un pezzetto nuovo di luce viene a galla perché era il suo tempo: si sposta, si aggiusta, va più dritto. Infatti è arrivato immediatamente un contraccolpo di bene, un’espansione di luce in forma di felicità questa mattina, che poi ho potuto portare in tante cose,

Romeo

e innamorarmi ancora della bellezza della vita.

 

Più tardi al parco aveva la forma di Romeo, il cane rosso che è stato un passaggio importante della mia vita, e che è molto vicino a quello che io chiamo amore. Ma questo lo racconto un’altra volta.

 

 

 

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Giulia

La mia più grande fortuna è stata quella di non realizzare i sogni che avevo da bambina, in un piccolo paese del Friuli: la vita ha avuto più fantasia di me. Non avrei mai pensato di studiare letteratura, poesia, teatro a Padova, Parigi, Pavia e poi di viverle con i protagonisti. La scrittura era una passione segreta ed è diventata il mio lavoro, negli ultimi undici anni per i periodici Rizzoli. Da dieci mi occupo anche di comunicazione per il teatro. Mi si trova spesso con la valigia in mano e tappetino da yoga sotto braccio: mete preferite Sud America, Africa, Sud Est asiatico dove faccio reportage sociali. Ultimamente anche in India, dove ho trovato uno dei luoghi che chiamo casa. Case sono per me posti in cui l'anima respira: tra questi ci sono sempre le mie Dolomiti, certi colli dell'Umbria e il mio divano a Milano.

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